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La
Storia di Chiauci |
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| Date
storiche |
| 1269 |
Carlo
I d'Angiò assegnò Chiauci
a Beltramo |
| 1312 |
Carlo II d'Angiò
dette Chiauci in feudo a Giovanni del
Bosco |
| 1530 |
Chiauci è
passata in dominio della famiglia Greco
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| 1809 |
il primo Sindaco
di Chiauci fu Donato Giancola |
| 1840 |
Carlo Ciolfi
fu eletto Sindaco di Chiauci |
| 1862 |
Chiauci appartenne
al Collegio elettorale di Agnone |
| 1912 |
a Chiauci fu
inaugurato il primo ufficio postale |
| 1922 |
arrivo della
corrente elettrica |
| 1938 |
arrivo della
prima automobile |
| 1947 |
passava per Chiauci
il primo pullman |
| 1948 |
arriva la prima
trebbiatrice |
| 1950 |
nei negozi arrivano
i primi giocattoli, i primi fornelli a
gas, le pentole di alluminio, le cartelle
di cartone, i primi colori per disegno |
| 1955 |
arriva l'acqua
in paese e tutti possono allacciarsi alla
rete - arriva il primo trattore (a cingoli) |
| 1956 |
le prime strade
di collegamento |
| anni
60 e 70 |
diminuiscono
i campi coltivati ed inizia l'emigrazione |
| 1964 |
viene costruita
la scuola materna e la scuola elementare |
CLAVIS
PENTRORUM : CHIAUCI |
| La
Chiave del Sannio Pentro |
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da
libro di Gioacchino MASELLI
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"
Tra i Pentri e i Caraceni"
- volume primo |
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E’ un leggiadro
e ridente paesello a 879 metri sul livello
del mare, dalle casette bianche e silenziose,
site sul declivio ondulato di un colle,
che digrada in colline ondeggianti di
boschi copiosi di faggi, sfumanti in
vallate, verzicanti di prati e ricche
di vigneti, e in un dirupo irto, fra
ammassi di rocce nude, affacciantesi
sulla celebre cascata del fiume Trigno,
che risuona tumultuosa nel silenzio
e nella solitudine, lungo il masso enorme,
spezzato, fra rocce massicce, in una
cavità profonda, come un baratro.
I suoi abitanti sono
fortemente dediti all’agricoltura.
La sua storia, come
quella di tanti nostri paeselli dell’Alto
Molise, si perde nello sfondo della
più lontana feudalità,
quando, nello Stato Beneventano della
seconda metà del 900, nella Contea
longobarda di Pietrabbondante, fiorirono
signorie molisane, dal blocco dentellato
del Matese all’altopiano di Carovilli.
Il castello era annidato
su per una vetta sassosa, stemma.jpg
(4209 byte)come uno scoglio, elevatesi
sulla costiera dei colli, scolta di
vedetta, che vigilava la valle e il
silenzio.
Non v’era l’orrido
in questo maniero, ma un velame di quiete,
come un solitario recesso di uno speco
soave.
Tutto, qui, ora, tace
e riposa, e l’anima può
spaziare nel paesaggio della imponente
vallata sottostante di Civitanova e
della catena dei monti del Matese e
di Frosolone, che si distende vastissima.

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L’origine
del nome |
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| Si
vuole – ma, senza fonti storiche
autentiche, che sia stata chiamata Chiavicia,
poi, Terra Clavicorum, e indi, Castellum
Clavica. L’ipotesi che sia stata
l’antica Clavis, la chiave del
Sannio Pentro, confinante col Sannio
Saraceno, o della Contea longobarda
di Trivento, con quella di Pietrabbondante,
non è fondata.
Nelle antiche carte,
come vedremo in prosieguo, questa terra
è citata, spesso, con i nomi
di Chiare, Cauci, Chiavici.
Risulta, in documenti,
che fu un feudo, e, spesso, come subinfeudo
o subfeudo, e la storia si svolse nelle
vicissitudini della feudalità.
Se, dunque, dalle acque,
dai casali, dai campi, dai castri, dai
monti, dalle querce, dalle torri, dalle
vigne o vigneti, dai dominatori dei
luoghi derivarono i nomi degli odierni
Comuni dell’Italia Meridionale,
è da supporre, nel nostro caso,
che Chiauci derivi dal verbo latino
claudo, chiudere, serrare, dall’enorme
massiccio pietroso, spezzato, della
sua Cascata del Fiume Trigno, caratteristica
autentica del suo territorio. |
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Una
folla di dominatori |
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| Una folla di
Signori, con privilegi regi, invase questa
Terra. Il Ciarlanti (Memorie istoriche
del Sannio) afferma: “nel fol.94
dei Quinternoni delle donazioni fatte
dal Re Carlo D’Angiò, dopo
la vittoria su Corradino, nel 1269, si
apprende che Berteraino Bucca ebbe il
castello di Longano e la metà del
castello delli Chiavici, per oncie 24,
e, nel fol.6, si ha che Longano, nello
stesso anno 1269, era posseduto da Giovanni
Del Bosco; era, forse, la metà,
per ciascuno”.
“Chiavici passò in dominio
di Andrea di Capoa, Conte di Campobasso,
a 23 di novembre 1495 devoluta per ribellione
di Giacomo di Montaquila”.
Quando Ferrante Gonzaga, Gran Giustiziere
del Regno di Napoli per l’Imperatore
Carlo V, e viceré di Napoli,
sposatosi ad Isabella di Capua, Principessa
di Molfetta e titolare di Campobasso,
nel 1523, ebbe, per vendetta del Principe
D’Orange, i vasti feudi di Alberico
II, Conte di Marigliano e Duca di Ariano,
che aveva parteggiato per Francesco
I, poiché la madre di Alberico
II, Francesca Orsini, aveva mosso lite,
nella Regia Camera per la Reale Concessione
di Cercemaggiore e Baselice, che possedeva
come suo dotale , Egli, Ferrante Gonzaga,
nel 1533, cedette liberamente, all’ex
Duchessa, il castello di Baselice, con
la promessa di vendergli, dopo tre anni,
la terra di Cercemaggiore, più
mille ducati per il giardino, sito nelle
pertinenze di Chiauci, dedotto e computato
il prezzo della Terra di Baselice. Anche
ora, dal popolo di Chiauci, quegli ex
possedimenti viciniori del Castello,
sono chiamati “il giardino”.
Il Convento, inoltre, di S.Maria della
Libera di Cercemaggiore aveva, in quei
tempi, vari possedimenti, sparsi negli
Abruzzi e nel Molise, per cui dovette
sostenere moltissime liti. Aveva anche
il Feudo di Castiglione di Carovilli.
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Difatti, dice Giordano Pierro nella
“Storia del Convento della Libera
di Cercemaggiore”: “Il
feudo, ovvero il Casale diruto di
Castiglione, è situato ad est
di Chiauci e ad ovest di Pescolanciano,
Sessano, Civitanova. Nel 1540 fu dato
dal Convento in fitto per tre anni
all’Università di Chiauci,
per 12 ducati all’anno e 2 libbre
di cera. In seguito, l’Università
si rifiutò di pagare il fitto
e rilasciare il feudo; e, agitatasi
la lite, nella Gran Corte della Vicaria,
questa, con sentenza definitiva del
13 agosto 1551, condannò l’Università
di Chiauci al pagamento del fitto
e alla reintegrazione del possesso
del feudo da parte del Convento”.
Il giorno 20 settembre 1551 il feudo
venne dato in enfiteusi perpetua,
per ducati 25 all'anno e ducati 30
nella presa del possesso, all'Università
di Civitanova, dopo la licitazione
dell'asta. Questa concessione non
ebbe esecuzione, perché il
18 aprile 1552, il feudo venne permutato
con il Protomedico Sig. Martino Spinello,
Barone della Terra di Chiauci, per
ducati 20 all'anno…… I
Cesa furono gli ultimi dominatori
della Terra di Chiauci. I Gambadoro
gli ultimi proprietari del castello.
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lo
stemma dei Gambadoro presente ancora
all'ingresso del Palazzo
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Due
Chiese, un beneficio, una Grancia |
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Dallo
strumento del 7 giugno 1790, rogato
dal Notaio Domenico Moccia, tra l'arciprete
Nicola Vitagliano Moccia e l'Università
di Chiauci, che si trova presso l'Archivio
Notarile del Distretto di Campobasso,
si apprende:
"La Mensa Arcipretale, da tempo
antichissimo ed immemorabile, possedeva
una vasta tenuta alberata di cerri
e querce, della capacità di
"tomoli duecento sessantanove
e mezzo", con Chiesa rurale,
chiamato territorio di S.Onofrio,
Grancia della Chiesa Arcipretale di
Chiauci, col peso agli Arcipreti pro
tempore di mantenere detta Chiesa
di S.Onofrio, ivi esistente, e di
adempiere a quanto ordinato dal Vescovo
diocesano, o suo Visitatore, in tempo
di Santa Visita, e di celebrare una
Messa cantata, con primo e secondo
vespro, nella ricorrenza della festività
di detto Santo.
Dappiù, che la stessa Mensa
Arcipretale, e, per essa, gli Arcipreti
pro tempore egualmente, ut supra,
possiede, fin dall'anno 1729, un'altra
vasta tenuta parimenti alberata di
cerri e querce ed altri alberi silvestri,
parte di essa montagnosa e parte ridotta
a coltura, della capacità di
tomoli 217, denominata la Badia di
S.Sebastiano, con chiesa sita e posta
in questa suddetta Terra di Chiauci,
nel luogo detto al Largo della Croce,
coll'obbligo di mantenere detta Chiesa,
e di celebrarvi primo e secondo vespro
e Messa cantata, nella ricorrenza
della festa di detto Santo, la quale
tenuta da antichissimo ed immemorabile
tempo fu posseduta dagli Abati pro
tempore di S.Sebastiano, e poi per
la morte dell'ultimo beneficiato Don
Leonardo Roccolla, della Terra di
Civitanova, venne, da Mons. Mariconda
- assai benemerito Pastore, Vescovo
diocesano di Trivento - annessa a
detta Mensa Arcipretale di Chiauci,
con bolla segnata al 5 di agosto del
detto anno 1729, attesa la scarsa
rendita della riferita Mensa."
La ricca e pingue Mensa Arcipretale
di Chiauci, a tagliar corto, ebbe
il tracollo dall'Arciprete Don Nicola
Vitagliano Moccia, il 7 giugno 1790,
con l'istrumento rogato dal Notaio
Domenico Moccia, in favore del Comune
di Chiauci !!
Sullo sfondo dell'orizzonte, si profila,
sereno, il paesello di Chiauci, e,
tra le sue rocce, si apre, profonda,
come un baratro, la Cascata.
Di lontano, appare lo scenario dell'Alto
Molise nel declivio ondulato dei Monti.
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Altra
ipotesi sull'origine del nome |
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Altra ipotesi è che il nome
di Chiauci derivi dalla clava, che
fu simbolo della forza, o non piuttosto
la dea putente e purificatrice Cloacina
creata dal decreto di Tito Tazio,
il Re sabino di Roma.
Lo stemma del Comune di Chiauci -
due chiavi maschie incrociate caricate
di un'aquila - pare volesse attestare
che per Chiauci non si tratti né
di clava né della dea Cloacina,
ma delle simboliche chiavi della Santa
Sede, pur non essendo stato mai feudo
della medesima.
C'è chi è convinto,
invece, che Clauce possa ricordare
l'antica Cluvia, situata secondo Livio
a 20 miglia da Cominio; ma dove fosse
situata Cominio è un mistero
che nessuno storico riuscirà
forse a risolvere.
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