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Epifania 1960 |
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Alla CROCE - 1966 (dove adesso c'è il campo da gioco) Da notare le acchie ! |
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1861 1871 1881 1901 1911 1921 1931 1936 1951 1961 1971 1981 1991 2001 |
abitanti 1290 1269 1206 1166 1058 902 675 710 766 697 433 363 300 277
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Le 'NDOCCe
A
Chiauci, la sera della vigilia di Natale, c'era l'usanza di accendere " le
ndocce" per ricordare la nascita di Gesù Bambino, per riscaldarlo ed
illuminarlo e per farsi luce nelle strade buie del paese per recarsi alla messa
di mezzanotte.
La
" ndoccia " si faceva così: si andava, circa un mese prima, nel bosco
a prendere alcuni tronchi di cerro della lunghezza di 2 - 3 metri. Questi
tronchi venivano scheggiati all'estremità per farli accendere più facilmente.
Le " ndocce " venivano messe a seccare vicino al camino fino alla
vigilia di Natale.
Ogni
genitore faceva tante " ndocce " quanti erano i figli maschi.
Nella
notte di natale venivano accese e portate in giro per il paese. Finito il giro
del paese venivano ammucchiate in piazza e si lasciavano ardere tutte.
Un
gruppo di uomini girava per il paese la notte del 31 dicembre cantando la "
maiteniata " , un canto d'augurio di buona fine d'anno.
Giravano
per il paese, poi, il 1' gennaio, augurando un buon principio d'anno. Ma quasi
sempre il giro non si interrompeva e si girava dalla sera del 31 dicembre al pomeriggio
successivo.
Portavano
una cima sulla quale legavano i fazzoletti di seta più belli e colorati. Uno
degli uomini portava anche una bisaccia per metterci quello che ricevevano dalla
gente: fagioli, vino, salsicce, scurpelle e qualche soldo (una lira o mezza
lira).
Tutti
aspettavano in casa il passaggio dei cap'danniar ed uscivano per ascoltare il
canto. Il canto era accompagnato dalla fisarmonica, dal bufù, dal triangolo e
faceva così:
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(coro)
Mille
buon sere io vi lascio
A
Voi signori io vi lascio
(parlato)
Chesta
maitiniata la facem a ….. (seguiva il nome)
Ch
l'bonì e ch l'bonà E ch' n'buon cap'dann
Tant'oro
pozza aum'ntà la tua famiglia auann
P'quant
pes'ì ch tutt'i miei compagni
Buonanotte….
(nome) Buonanotte.

(coro)
La
santa notte io vi lascio
A
voi signori io vi lascio
Eccoti
le bonine e le buon anno
Con
questa bella cima del primo dell'anno.
E
tanti anni passano ad esser vivi
P'quanta
fronne tè sta bella cima
P'quant
stelle in cielo in terra fronne.
La
vigilia di Natale
i bambini andavano in giro per le case dei parenti con un cestino di
vimini in mano per le "NOVe COSe " (le cose nuove o le nove cose ?) . I parenti dei
bambini riempivano i "panariell" di noci, pere, mele, vellane
(nocciole), mandarini, fichi secchi, qualche torroncino, biscotti fatti in casa,
qualche soldo.
Era
un regalo che veniva dato ai bambini che giravano per le case a fine anno. Erano
regali come le " nov cos " : pere, mele, biscotti, caramelle, ecc.
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La
scurdia |
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A
Chiauci la scurdia significa buio. Questo rito - di grande effetto - si
ripeteva ogni anno il mercoledì, giovedì e venerdi Santo in chiesa, forse per
ricordare l'oscurità ed il fatto che la terra tremò tre volte per la morte di
Gesù.
Si
spegnevano le luci (anche se poche) e si accendevano le candele che poi, una
alla volta, venivano spente. Spenta l'ultima candela si rimaneva al buio
completo. Venivano allora suonati due strumenti di legno, chiamati carruozz e
tric-trac (usati ancora oggi per annunciare le funzioni pasquali quando le
campane sono legate) ed il rumore era assordante. Si racconta che quando c'era
la scurdia molti giovanotti, da sopra l'organo, tiravano ai fedeli, con
quel frastuono, patate e sassolini.
Il
carruozz era fatto così: c'era una tavola di legno con uno, due o
quattro martelli di legno attaccati. Facendo sbattere i martelli sull'asse di
legno si ottiene un gran rumore. I tric e trac invece erano fatti così:
su un'asse di legno venivano attaccati due o tre pezzi di ferro. Girando la
tavola a sinistra e a destra i ferri procuravano gran fracasso.
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L'
sp'nsorie,
tradotto, può significare responso. Era usanza, quando qualcuno andava fuori
Chiauci, per lavoro, per studio, ecc., andare da quelle poche donne anziane che
sapevano fare "
l' sp'nsorie " per conoscere dove si trovava, se stava tornando, se
c'era stato qualche problema, se tutto era andato liscio…. Non si è mai
saputo il testo preciso ma " l' sp'nsorie " era una sorta di
preghiera a scioglilingua che se veniva recitata senza intoppi significava che
tutto era andato per il meglio, se si interrompeva invece … Le risposte che si
ricevevano da queste "sibille" erano del tipo: " cammina e sta
contento" , "intoppi sulla via del ritorno", "ha dovuto
cambiare strada", "sta tornando dispiaciuto" … Dalla risposta
ricevuta dipendeva la tranquillità .